No non è un offesa, anzi: incunabolo è la definizione per indicare i preziosi e ormai rari libri stampati sino al 1500.

Umberto Eco lamentava una pratica comune tra i mercanti d’arte: staccare alcune parti e smembrare questi antichi volumi perché a pezzi valgono di più.
Difatti le singole pagine vengono incorniciate e prendono un mercato diverso da quello tradizionale del libro.

500 anni dopo, alla più importante rivista italiana, è successa la stessa cosa, complice anche una infelice rilegatura a colla utilizzata tra il 1960 e il 1980, diciamolo, non proprio resistente.
Quindi ai mercatini, sul web, in particolare su ebay, si trovano in vendita le pagine sfuse.

Interessante notare che sono dei fogli leggerissimi, impreziositi da un passpartout, di fatto povera quadricromia, stampata in rotocalco con i mezzi di 60 anni fa, nulla a che vedere per esempio con i manifesti di inizio novecento stampati a dieci colori in litografia su carte molto consistenti.

Eppure queste pagine sono ricercate dai collezionisti e animano un curioso mercato che non riguarda solo Quattroruote ma tante altre riviste coeve.

Belle le grafiche, le pagine che valgono di più, non a caso direi, sono le pubblicità spesso firmate da artisti importanti come Munari, Huber, Pintori, che hanno lavorato per le grandi aziende italiane facendo la storia del graphic design e della comunicazione stampata (Pirelli – Fiat – Olivetti – Agip … per ricordare le principali).


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