
La squadra si presenta al completo: ciano, magenta, giallo e nero.
Panchina corta, ma spirito battagliero.
Stampa su carta opaca, formato 25×35, soggetto complicato: immagini con dentro rossi accesi, oro, verdi e azzurri brillanti, tipici di alcune opere d’arte.
Colori che la quadricromia, come è noto, soffre.
Il risultato non è perfetto. Ma è realistico.
E alla fine, proprio quei limiti lì, i toni mancanti, le imperfezioni, le scelte obbligate, diventano il punto di forza.
Perché i limiti della quadricromia non sono solo difetti.
Sono anche un linguaggio. Una grammatica visiva.
Un’estetica.




























